una storia d’Amore

È una storia d’Amore, perché in fondo che cos’è l’Amore se non una grande forza che ci spinge a dare qualcosa incondizionatamente, senza considerare l’equilibrio tra cosa va e cosa viene.

Sono state settimane al limite dell’incredibile, per tanti motivi diversi, ma tutti determinati dalla forza.

La forza di una Donna che conosceva il suo destino e che ha tracciato la strada per giungere a destinazione; la forza di una Signora che ha lottato per la sua dignità e non per il suo sollievo; la forza di una Mamma che ha chiamato i suoi figli per inerpicarsi su un aspro sentiero insieme; la forza di una Nonna che ha spalancato il cuore dei suoi quattro nipoti (tre nipoti e un “nipotaccio”); la forza di una Zia che ha voluto salutare tutti i suoi affetti; la forza di una Cognata che ha condiviso il suo cammino come ha fatto da sempre; la forza di un’Amica educata, rispettosa e sempre sincera; la forza di una Suocera che ha amato e rispettato tutti come propri figli; la forza di uno Spirito libero che ha sempre aperto la sua porta a tutti a patto che poi però sapessero guadagnarsi la sua stima; la forza di una Cuoca che ha soddisfatto tutti i gusti con una serena semplicità; la forza di una Moglie che dopo tanti anni, ancora ha rivolto un pensiero d’Amore meraviglioso poco prima di ritirarsi; la forza di una Famiglia che condivide gli stessi valori; la forza di Figli e Nipoti e dei nostri Compagni di vita uniti tutti sotto un unico Noi; la forza dell’Amicizia e dell’Affetto di parenti ed amici che hanno portato tanta energia; la forza del Rispetto che ha aiutato a prendere decisioni difficili; la forza di Volontà che piano piano si è insinuata in tutti coloro che hanno condiviso questo viaggio; la forza di un Ottobre di sole che ha illuminato la camera da letto come illuminava le lunghe passeggiate che Brunilde tanto ha amato.

La forza della Dide che ha dato tanta forza anche a Noi.

Brunilde ci ha insegnato ancora qualcosa, ci ha mostrato cos’è la dignità e quanto importante sia difenderla, fino alla fine; ci ha mostrato quanto siano importanti certe persone e averle al proprio fianco, anche non fisicamente, ma averle lì; e quanto sia superfluo invece averne intorno altre incapaci di portare anche una sola briciola di quel che serve.

Noi forse sul momento non ce ne siamo accorti, ma oggi sappiamo di avere aperto la porta a tutti, anche a sconosciuti che in un attimo, senza che glielo chiedessimo, hanno trasformato la loro briciola in un bel pezzo di pane, e siamo tanto felici di averli avuti al nostro fianco; al contempo, forse, avremo qualche porta da accostare.
Così come avrebbe fatto Brunilde.

Ciao Mamma
Sarai sempre con Noi

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trieste

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Trieste_01 ResizedMi ci sono trovato quasi per caso (*), un lunedì pomeriggio di una fine maggio tutt’altro che quasi estiva, dopo circa vent’anni dalle ultime volte: sarà che quelle volte erano state sempre durante una Barcolana, e Trieste immersa nella Barcolana ti assorbe in un modo tutto suo, o sarà che venti e più anni fa i miei occhi guardavano in modo diverso, comunque sia come ho messo il piede fuori dalla macchina è stato come trovarsi in un posto mai visitato, e affascinante.

Trieste_07 ResizedRicordavo solo che è una città di Mare, e lo si respira subito. Una città di Mare non giusto perché è sulla costa, ha un porto grande, è terra di armatori e marinai, queste sono le cose facili, che possono fare di un posto un qualunque posto di mare. C’è qualcosa in più a Trieste, le sue Rive non sono un confine tra terra e mare, sono una specie di unione tra la città e il golfo che si apre davanti e mentre si cammina su queste banchine basse prive di ringhiere o parapetti ci si sente veramente sul mare, e quando la banchina si interrompe per lasciar spazio a tre scalini che vanno direttamente in acqua, senza cancelli, senza transenne, senza cartelli di pericolo, senza dissuasori, è un invito al lasciare che il Mare si mescoli con te.

Trieste_14 ResizedE non le vorrei vedere diverse queste Rive, queste banchine, non vorrei che la modernità del preservare la sicurezza dei distratti le trasformasse in un confine, in un limite, in una barriera che andasse a racchiudere la città fuori dal mare o il mare fuori dalla città. Spero che lo spirito dei Triestini, quello spirito che ho imparato a conoscere da tutti quegli amici che ahimè nel tempo ho perso di vista ma che comunque hanno mantenuto un posto nel cuore .. spero che quello spirito difenda il loro essere aperte, agendo in una sorta di paradosso o di ossimoro, considerato quel luogo comune che porta a pensare che siano i confini a dover essere difesi.

Trieste_09 ResizedE poi un’altra cosa mi ha colpito, anche se la sapevo già: nel porto una foresta di alberi, a raccontare che la maggior parte dei Triestini che vanno in mare, ci vanno a Vela. Non a caso la Barcolana, anche prima di diventare un evento così famoso da attrarre velisti da tutto il mondo, ha sempre portato in acqua un numero impressionante di barche, credo di non sbagliare se azzardo a dire “tutte quelle che c’erano”.

Trieste_12 ResizedLasciando il mare alle spalle e attraversando Piazza Unità d’Italia, dopo avere ripreso fiato perché quella piazza te lo mozza, ci siamo addentrati (*) nelle vie del centro, molte delle quali pedonali, e quasi mi è venuto il torcicollo da tutti i passi che ho fatto col naso all’insù! Le finestre delle case, tante finestre, tutte con le persiane di legno, in uno stile tutto loro e molto particolare; c’è un bel mix di “sapori” a Trieste, c’è l’Italia, c’è l’Est, c’è il centro-Europa e ci sono gli Asburgo, un melange molto raffinato.

Trieste_03 Resized(*) Quasi per caso: con Tommi eravamo a Monfalcone per un suo impegno, e abbiamo pensato di trascorrere la fine giornata così, con una visita a Trieste. Scelta più azzeccata non potevamo fare: io con i miei ricordi interrotti e le sensazioni che ho provato, Tommi sinceramente colpito dalla bellezza (la sera dopo ha detto “sai Pà, ti dirò che Trieste mi piace più di Venezia”), e un’ottima cena a base di pesce, del “normalissimo” pesce locale, gustosamente fresco con due bicchieri di bianco del Collio, abbiamo lasciato Trieste con lo spirito in pace.

PS: il pesce era buono anche la sera dopo, siamo stati a Duino!

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come un gatto

Come un gatto, che ti dorme a fianco finché può deglutire il suo dolore, e che si allontana appena sente che il momento è arrivato, come se volesse partirsene da solo senza lasciar traccia del dolore .. guardando le montagne in quel posto dove non arrivano le macchine.
Buon viaggio Zio Mario

Les copains (e non si parla di prêt-à-porter)

LesCop2 ResizedMettere insieme un folto gruppo di amici appare talvolta arduo, ma in realtà è sempre un tal piacere (e lo si sa già da prima che lo sarà) che tanti di quei motivi e impegni per cui appare arduo, si fanno da parte da soli, per lasciar spazio a una serata come si deve.

LesCop6 ResizedE quando ci si trova insieme, attorno a un grande tavolo immaginario dove ognuno si siede dove capita, dove vuole, come vuole .. mangiando e bevendo quel che c’è .. ecco è un po’ come essere nudi, nudi dell’ambiente circostante che ci scandisce troppo spesso la Vita.

LesCop4 ResizedLesCop9 ResizedVecchi amici, amici nuovi, persone che non si conoscono tra loro, altre che si ricordano di un salame condiviso anni fa, certi visi stanchi ma sorridenti, chi non credevi proprio di vedere, chi avresti voluto vedere ma non c’era, “sfide” che durano da una Vita, Amori di sempre, chi si divide tra due feste, gente che viene e gente che va, sorelle fratelli figli e “figliacci” … un guazzabuglio 🙂 che profuma di libertà, la libertà di stare insieme senza troppe condizioni.

LesCop5 ResizedLesCop8 ResizedChe Sanbe abbia un po’ di magia lo sappiamo, ma non è solo merito di Sanbe, c’è tanta magia anche in questo gruppo di amici che non fa fatica a tirar fuori tutta quella voglia di ridere insieme, oggi così come trent’anni fa, e di finire una serata a notte inoltrata, tra quei pochi coraggiosi che hanno sfidato le ore piccole, sedendosi attorno ad una sedia con due bottiglie di mirto e un pacco di patatine, ridendo fino ad un secondo prima di addormentarsi.

LesCop1 ResizedDopo momenti come questo penso che ci voglia proprio poco per essere felici, e comunque molto meno di quanto serve per essere infelici, vorrei solo essere capace di ricordarmelo tutti i giorni.

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di gnocchi e di mele

appleE’ la stagione delle mele. A Banco sicuramente stanno raccogliendo a tutto spiano.

Ci sono persone che non si conoscono per il tempo trascorso insieme, ma si conoscono per i racconti e i ricordi di chi ti sta vicino, si conoscono perché una volta si è visitato il posto dove sono vissute, si conoscono perché fanno parte di una storia che ti scorre a fianco, si conoscono perché vivono nel cuore di chi vive nel tuo cuore, e per una sorta di osmosi, ti ci affezioni.

E così vanno via quei gnocchi così famosi, mai assaggiati (tanto non avrei potuto), ma così buoni, lo so che sarebbero stati buoni … E così va via un pezzo di una storia, e i ricordi diventano solo ricordi.

E oggi, tra mille altre, hanno colto anche quella Mela, girata lentamente fino a staccare il picciolo dal ramo.

i ragazzi dello scalo

Spagna3 ResizedChe facciamo stasera? beh, chissà .. ci vediamo alle 9 dallo scalo, poi vediamo! OK, perché non andiamo a mangiarci una pizza? No, io non posso, mia mamma non mi vede da due giorni – praticamente – meglio che mi faccia vedere! Per noi va bene, tanto la nonna non avrà cucinato niente. Dai Ok allora chi viene? andiamo subito, se no poi non ci siamo qui per le 9. Subito?? .. devo ancora farmi una doccia! Dai cazzo sbrigati, corri a casa, ci vediamo là ……

…… Andiamo sul molo? (il Molo Lungo di Porto Maurizio) .. fino al faro (il Faro bianco) .. oppure ci sediamo sul muretto davanti al Sailor’s .. perché invece non andiamo all’Akutiki .. ma abbiamo appena mangiato la pizza!! Bravo .. tu sì ..io no, ho fame! ……

Ibiza3 ResizedQuante serate iniziate così, e quante risate. Stavamo insieme tutto il giorno, tra la scuola vela e la spiaggia, eppure non avremmo rinunciato alla sera insieme per niente al mondo. Erano le Estati degli anni ’80; Inverni passati a studiare e con gli amici dei luoghi dove ognuno di noi viveva, aspettando l’Estate che ci riuniva tutti ad Imperia. Eserciti di nonne che aprivano le loro case per ricevere nipoti scapestrati, famiglie che passavano l’Estate al mare invece che in Città, un po’ di autoctoni .. una scuola vela che funzionava da seconda casa o da rifugio ..Spagna4 Resized il sole caldo di Giugno rinfrescato dalle prime termiche della stagione, gli amici che cominciavano ad arrivare, il sempre più caldo Luglio che regalava il vento spettacolare della sera, l’afa e la bonaccia dei primi d’Agosto da passare a far prove di scuffia oppure bagni alla spiaggia, i temporali di Ferragosto che costringevano ad uscire portandosi controvoglia un pullover, gli amici che cominciavano ad andare via, il magnifico Settembre, ancora mare, o in vacanza con i genitori, prima della scuola. Settembre qui ad Imperia è sempre stato così bello che addirittura le scuole iniziavano più tardi, per lasciare agli abitanti del posto il godimento di quel mare pulito, di quel sole ancora caldo, delle spiagge ormai quasi vuote, della città che stentava a tornare al suo grigio ritmo normale.

Ibiza2 ResizedSono passati un sacco di anni, e quando mi fermo a pensare, un po’ di nostalgia mi viene. Non è quella nostalgia tipo che vorrei essere là, tornare indietro, è più una nostalgia della fondamentale leggerezza di quei tempi, del non aver altro a cui pensare, del non aver altro per cui combattere, oltre alla libertà. Chiaro che a quasi 44 anni la vita è più complicata, ma mi è altrettanto chiaro che momenti di leggerezza, in cui riesci a non pensare ad altro, si possono cercare, e se vai dietro al Cuore, si possono trovare. Non ho foto dei ragazzi dello scalo, ma anche se le avessi non so se le posterei qui, per non caricare troppo l’aspetto nostalgico. Queste foto appartengono a due di questi nuovi momenti, due vacanze spagnole in cui mi sono perso e ritrovato, e a cui penso ogni tanto con lo stesso sentimento  di quelle lontane e lunghe Estati alla Marina di Porto.

Ibiza4 ResizedE’ bello come cose profondamente diverse possano portare emozioni molto simili. Le estati degli anni ’80 erano lunghe (combattere d’Inverno a scuola per non aver niente da studiare d’Estate regalava 3 mesi abbondanti di fancazzismo totale), spensierate, animate da un costante istinto di creare un incontro naso-tette oppure mano-slip, correlate da immani discussioni sul senso della vita visto da un gruppo di adolescenti impazziti, scleri isterici di vario tipo, scherzi e litigi, risate e abbracci, baci e lacrime, feste disastrosamente perfette, libertà profondamente educata, storie di reggiseni ed angurie, cassetto G, ed un senso di amicizia così forte e radicato che neanche una bomba avrebbe distrutto. Spagna2 ResizedLe due recenti vacanze sono state la ricerca di angoli di paradiso, dove chiacchierare in riva la mare, o bere una sangria, senza parlare troppo del senso della vita ma piuttosto dell’opportunità di passare una giornata, rigorosamente in costume,  in una spiaggia di nudisti, di un sentiero alla ricerca di D’Alì, di un tavolo al ristorante con un bicchiere di vino, della Passione che sboccia di sera, nel silenzio del B&B. Diversamente uguale o ugualmente diverso?

Quelle Estati di Amicizia sono state un’esperienza impagabile, ho iniziato a rendermene conto qualche anno fa. In realtà mascherata sotto questo filo di nostalgia c’è la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza che ha lasciato un’impronta molto importante, nel riconoscere ed apprezzare determinati valori. Non vorrei tornare là, indietro, ma per niente al mondo scambierei quelle Estati con qualcos’altro. L’altra sera, durante una breve chat, un Rumanda un po’ depresso da giornate pesanti mi ha scritto: “Grazie che mi fai ridere…”. E mi sono immaginato la sua faccia che rideva, quella di oggi, o quella di 25 anni fa? Non lo so, perché l’Amicizia non ha Tempo. E mi sono addormentato contento.

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Paris

ilghiro1 ResizedQuante volte mi sono chiesto cosa è che trasforma un posto in un posto speciale, ne “il Posto”. Ognuno di noi ha sicuramente qualcosa che si porta dietro, un bagaglio di emozioni, di ricordi, di rimorsi, di rimpianti, di sogni, di speranze, di “non vedo l’ora”, di programmi, di idee o di drammi: ed ognuna di queste cose ci scolpiscono l’anima. Credo sia per questo che esistono molte più anime che persone, che sia molto più facile la somiglianza fisica di quella dell’anima: quella fisica è una combinazione di geni, una combinazione di cose materiali che, per quanto numerose possano essere, sono un numero finito; quella dell’anima è una combinazione di cose che non esistono fisicamente, per cui non riesco a trovarvi un limite finito.montmartre1 Resized

le chat ResizedLa mia anima si è stabilita a Parigi. Un po’ come fanno i gatti, sai quando si dice che è il gatto che ti adotta, che decide se stare lì o no .. non tu. Ecco, la mia anima ha adottato Parigi. Beh, innamorarsi di Paris è facile, mi direte, forse banale .. prova ad innamorarti di Tortona. E’ vero, forse è facile, ma non banale, perché innamorarsi non è mai banale. E forse, alla fine di questo capitolo, mi accorgerò che non è nemmeno facile.

metro1 ResizedMi succede che mi sento veramente a Parigi quando inizio a sentire la puzza di piscio in Metro, quando vedo le strade sporche come quelle di Colombo, quando a Pigalle passo tra bordelli e sexy-shop, quando l’odore di cipolle di mille falafel nel quartiere ebraico fa a pugni con una boutique superchic, quando una panchina verde segna la differenza tra prima e dopo …

bistrot Resized… quando la Tour mi ricorda un bacio e non mi serve scarpinare fino in cima per avere un brivido di vertigine, quando mi devo spostare perché un barbone puzzolente si è seduto lì prima di me e non mi viene in mente di mandare via lui, in fondo era lì prima di me, quando a Montmartre passo a fianco del Sacro Cuore senza curarmene, per correre a sedermi al Bistrot e mangiare due patatine con un bicchiere di vino rosso …

le polidor Resized… quando entro al Louvre per comprare una matita gialla e non per chiacchierare con “La Gioconda”, quando passeggiando attraverso un cimitero come se fosse un parco e mi imbatto nella tomba di Baudelaire, o in quella di Dalida, quando conosco “Le Polidor” prima che Woody Allen lo usasse per una delle sue meraviglie, quando alzo gli occhi e sogno di salire in uno di quei sottotetti e fermarmi lì, quando un negozio di vestiti ha ancora la vetrina di 100 anni fa con scritto “boulangerie” …

… a Parigi non c’è il Mare, ma se ci fosse non sarebbe Parigi, e non vorrei nemmeno che ci fosse: deve essere proprio un grande amore.la Seine1 Resized

dueanime ResizedA Parigi non sono mai solo. C’è sempre un’anima che cammina con me. Quell’anima che me l’ha fatta conoscere, e quell’anima che me l’ha fatta ritrovare, tirandomela fuori dal cuore chiuso a chiave, due anime così diverse, che per quanto mi sforzi di farle combaciare, non ci riesco e non ci riuscirò mai, perché è così, non esistono due anime uguali. Per fortuna ho due mani, e posso passeggiare sulla Senna in compagnia di tutte e due.

A proposito …. sono innamorato un po’ anche di Tortona, anche se non c’è la Metro!

le “mie” Vele d’Epoca

Ecco un pezzo già pubblicato su iLiguria .. a quel tempo era fresco di emozioni, che ritornano oggi sotto la pelle, rendendo bene l’idea di cosa potremmo essere, se solo lo volessimo!

Intramontabili

VdE4 ResizedCi sono delle cose in questo Mondo che sono proprio intramontabili, che diventano immortali. E non è solo perché ci sono appassionati che le coltivano con amore e che le aiutano a sopravvivere, ma anche perché si nutrono di qualcosa di fisico, di naturale, che probabilmente non finirà mai. Il Vento è uno di questi alimenti, e una Vela è sempre qualcosa di intramontabile.

Quest’anno ho avuto il piacere di trascorrere due splendide giornate a bordo di Emilia, una bellissima barca del 1930 che, insieme a molte altre, ha caratterizzato una riuscitissima edizione delle Vele d’Epoca di Imperia. 1Navigare su questo affascinante scafo di legno è stato piacevole e divertente; conoscerne la storia, imparare come è arrivato fino ai giorni nostri, guardarsi in giro e non vedere neanche un pezzetto di plastica, guardarsi attorno e trovarsi in mezzo a tante altre barche dallo stesso profumo, stili diversi per epoche diverse, ma tutte colme di storie da raccontare, non solo mi ha riportato indietro nel tempo, ma mi ridato la possibilità di godere un po’ del panorama, della nostra costa imperiese, dei colori del mare e della terra. Non che navighi così di rado, ma mi sono accorto che vado sempre un po’ di fretta, e quel panorama che so di conoscere a memoria e che spesso guardo distrattamente, in realtà è sempre mozzafiato.Emilia's shadow - Versione 2 Resized

E così, veleggiando più o meno lentamente in questo soleggiato fine settimana di vela imperiese, tra Cervo e gli Aregai, un occhio alle vele da regolare, un occhio alle barche in regata, un occhio al vento, un bicchiere di vermentino con i compagni di equipaggio, e due occhi alla costa che ti passa sullo sfondo.

06/11/2004 8.13La Rabina e la Galeazza così vicine che si vede il fondo del mare sotto la chiglia, acqua così limpida che lo fa sembrare così vicino da far aggrottare la fronte al timoniere, preoccupato: <toccheremo mica il fondo?>. Mi è bastato ricordare i mille bagni da ragazzino o le mille boe a cui abbiamo dato fondo per le regate negli ultimi trent’anni, per far svanire quella preoccupazione e convincere tutti a spingersi ancora pochi metri verso riva, tra gli sguardi sorpresi, divertiti ed affascinati di surfisti e bagnanti che si godevano quel passaggio dalla spiaggia.

Capo Berta con la sua interminabile Incompiuta che gli fa da cintura, nel tentativo di tenere la terra stretta al promontorio, per non farla franare sostenuta dalle radici aride di capperi e pini marittimi; scogli che fendono l’acqua sporgendosi per pochi metri, a far la guardia a sottili spiagge di sassi.

cerv1098 ResizedCervo che dall’alto controlla il golfo, case che si arrampicano sulla collina attorno al campanile, è una macchia di colore e si gode lo spettacolo di 80 signore del mare che tagliano la linea d’arrivo spinte dal fresco vento di Ponente.

oneglia_big ResizedHo sfilato davanti al Porto di Oneglia, capolavoro marinaro di case antiche a picco sulle banchine che contrasta con l’indole industriale, tradizione della città della Pasta e dell’Olio, e mi sono lasciato trasportare fino sotto al Parasio, per uno sguardo alle Logge e a tutte quelle case messe in un disordine così ordinato di finestre sul mare da sembrare fatto apposta. foce_loggeE mentre la Foce e il Prino si stagliano sullo sfondo del mare blu con le case di tutti i colori, per poi scemare lentamente, dopo un’antica torre di pietra, in un lungo tratto di costa scogliosa, due lunghi serpenti disegnano il confine tra il mare e la terra dei fiori: l’Aurelia, strada calpestata da legioni romane e densa di storia e la ex-ferrovia, forse la più lenta del mondo, ma dal panorama mozzafiato, che ora si può godere pedalando lungo una bella pista ciclabile.torre prairola

E dopo la navigazione, ad ormeggio fatto, mi addentro a Borgo Marina, dal volto nuovo, o meglio, riscoperto: quel volto di decine e decine di anni fa, quando era il fulcro di estati divertenti, quando la sera la folla si assiepava sul muretto “del Sailor’s” o a mezzogiorno dal chiosco di Peppino per un panino al pomodoro .. in queste sere di Vele d’Epoca qualcosa è tornato, non solo il fascino della Vela di cento anni fa, ma la vita di un borgo, colorato, musicale, popolato e, soprattutto, chiuso al traffico. Una bella festa, da raccontare a chi non c’era!

E le mie scarpe? Su una barca di legno rigorosamente scalzo! ma sulla banchina ….

shoes on docks

la bottiglia d’aceto

IMG_5283 ResizedL’abbiamo aperta qualche tempo fa .. aceto di vino bianco, come avevamo chiesto, in una bottiglia di vetro rigorosamente bianco, come Gianfranco ha sempre insegnato. La settimana scorsa stavo cucinando, e mi serviva un po’ d’aceto; non ho preso la bottiglia di vetro bianco, ne ho usata un’altra, senza neanche pensarci, senza neanche accorgermene. Qualche giorno fa, proprio mentre stavamo salutando Vanda, ho improvvisamente capito perché: non la volevo usare, no, proprio non la volevo consumare.
Gianfranco, purtroppo, non abbiamo fatto in tempo a salutarlo, ci è scappato via senza preavviso, ma sono contento che in qualche modo, e per fortuna, ci abbia aspettato e sia rimasto un po’ con noi, posato lì, in cucina.
Dedicato a Vanda

la libellula

Leggera come una libellula, è volata via.

Non so cos’è successo, so solo che è successo.

Mi ha lasciato sgomento, con uno di quei groppi in gola che non vanno giù.

libellulaSe n’è andata così, mentre camminava sulla strada che la stava portando a quello in cui credeva, verso qualcosa che voleva fare, che aveva bisogno di fare. Se n’è andata così, senza neanche riuscirlo a fare.

E ad ogni suo sorriso che ci ha regalato, ad ogni carezza che le ho visto dare, ad ogni racconto della Capraia condiviso dietro un bicchiere di vino,  ad ogni risata che ci siamo fatti, ad ogni cagnino che ha lasciato qui … dedico una delle mie lacrime, in questo pomeriggio così triste.

Ciao Laura, buon volo!