the edge

Torbjörn Törnqvist, Chairman of Artemis Racing, released the following statement today:

“Our thoughts are with Andrew’s family, who suffered a tragic loss yesterday—of a son, a father, and a husband. As our friend and teammate, Andrew “Bart” Simpson was central to Artemis Racing, both in the course of racing and our lives. His presence and personality was a binding force and he will be missed. Right now, the primary focus of Artemis Racing is on the well-being of our team members and their families, and the America’s Cup competition will remain second to that.”

Artemis Racing will conduct a thorough analysis and review of this accident and will be looking at how the risks inherent to such competitive sailing can be limited in the future for the safety of the team and all competitors in the sailing community.

Artemis Racing, Day two sailing the AC72, 15 November 2012, Alameda, USA

photo: © Artemis Racing / Sander van der Borch

Non conoscevo Andrew “Bart” Simpson, se non perché è stato un bravo ed appassionato velista, serio, dedicato, puro sport da un lato (medaglia olimpica), vela commerciale ed estrema dall’altro (AC72), che non sono la stessa cosa, anche se nascono dalla stessa passione. Questa storia mi ha toccato, perché mi piace la vela e perché nonostante questi bestioni non attirino la mia attenzione più di tanto ogni volta che vedo una foto mi fermo a pensare. Lo shock di questa notizia, per me, è uguale a quando lessi che era morto Ayrton Senna: non lo conoscevo, ma faceva parte dei miei interessamenti, e dei miei miti. Anzi, forse la notizia odierna mi ha sorpreso ancora di più. La F1 è sempre stata simbolo di pericolo, la velocità dà brivido, dà adrenalina, ma un piccolo problema e BUM, tutto finisce. Ma la F1 va a 300 all’ora, come un TGV .. un AC72 va a 80 all’ora, come un motorino truccato … eppure è successo.

L’uomo cerca il limite, in tutto, e poi ama cercare di superarlo. E qualcuno, ogni tanto ci rimette le penne. Uno scienziato che sbaglia un esperimento, un motociclista agguerrito, un ragazzo che si sente un supereroe, un capitano che sfida gli scogli, un disperato che non ha nulla da perdere, un pilota di aereo militare che vuol giocare con una funivia, un acrobata che cerca la perfezione …. c’è chi ha perso la sua di vita, c’è chi ha ucciso, ma in tutti i casi si tratta sempre della ricerca di un confine da superare, quel confine flebile tra la vita e la morte.

Andrew Simpson ha tracciato un confine che non esisteva: a nessuno finora era venuto in mente che qualcuno potesse rimanerci sotto; che era più pericoloso di un 470 se l’erano data tutti, e lo abbiamo capito dai caschetti, ma ancora non avevamo capito che siamo già al di là. Andrew Simpson ce l’ha detto, chiaramente. E’ amaro dirlo, ma fa parte del gioco. Quando esplori una cosa nuova e sconosciuta, vai incontro ad eventi imprevedibili. Fino a ieri sera questo ragazzo era un famoso velista che lavorava per uno dei più famosi progetti di AC, per partecipare alla più famosa competizione velica del Mondo … oggi questo ragazzo è una linea, ben marcata.

Tiferò Artemis per questa Coppa America, se lo meritano. E spero che vincano, Andrew Simpson se lo merita. E dopo (se vincono sono loro a decidere) spero che riportino tutti dietro a questa linea, che ritornino a fare Vela.