Il giorno dei tacchini — natangelo

Oggi è il famoso “Black Friday”, giornata dedicata agli sconti straordinari e all’acquisto di cose completamente inutili. Questa è la tavola che ho disegnato per Il Fatto Quotidiano e pubblicata ieri in cui vi racconto l’origine del Black Friday, perchè si chiama così, quale è la sua storia e una piccola guida con consigli di […]

via Il giorno dei tacchini — natangelo

una storia d’Amore

È una storia d’Amore, perché in fondo che cos’è l’Amore se non una grande forza che ci spinge a dare qualcosa incondizionatamente, senza considerare l’equilibrio tra cosa va e cosa viene.

Sono state settimane al limite dell’incredibile, per tanti motivi diversi, ma tutti determinati dalla forza.

La forza di una Donna che conosceva il suo destino e che ha tracciato la strada per giungere a destinazione; la forza di una Signora che ha lottato per la sua dignità e non per il suo sollievo; la forza di una Mamma che ha chiamato i suoi figli per inerpicarsi su un aspro sentiero insieme; la forza di una Nonna che ha spalancato il cuore dei suoi quattro nipoti (tre nipoti e un “nipotaccio”); la forza di una Zia che ha voluto salutare tutti i suoi affetti; la forza di una Cognata che ha condiviso il suo cammino come ha fatto da sempre; la forza di un’Amica educata, rispettosa e sempre sincera; la forza di una Suocera che ha amato e rispettato tutti come propri figli; la forza di uno Spirito libero che ha sempre aperto la sua porta a tutti a patto che poi però sapessero guadagnarsi la sua stima; la forza di una Cuoca che ha soddisfatto tutti i gusti con una serena semplicità; la forza di una Moglie che dopo tanti anni, ancora ha rivolto un pensiero d’Amore meraviglioso poco prima di ritirarsi; la forza di una Famiglia che condivide gli stessi valori; la forza di Figli e Nipoti e dei nostri Compagni di vita uniti tutti sotto un unico Noi; la forza dell’Amicizia e dell’Affetto di parenti ed amici che hanno portato tanta energia; la forza del Rispetto che ha aiutato a prendere decisioni difficili; la forza di Volontà che piano piano si è insinuata in tutti coloro che hanno condiviso questo viaggio; la forza di un Ottobre di sole che ha illuminato la camera da letto come illuminava le lunghe passeggiate che Brunilde tanto ha amato.

La forza della Dide che ha dato tanta forza anche a Noi.

Brunilde ci ha insegnato ancora qualcosa, ci ha mostrato cos’è la dignità e quanto importante sia difenderla, fino alla fine; ci ha mostrato quanto siano importanti certe persone e averle al proprio fianco, anche non fisicamente, ma averle lì; e quanto sia superfluo invece averne intorno altre incapaci di portare anche una sola briciola di quel che serve.

Noi forse sul momento non ce ne siamo accorti, ma oggi sappiamo di avere aperto la porta a tutti, anche a sconosciuti che in un attimo, senza che glielo chiedessimo, hanno trasformato la loro briciola in un bel pezzo di pane, e siamo tanto felici di averli avuti al nostro fianco; al contempo, forse, avremo qualche porta da accostare.
Così come avrebbe fatto Brunilde.

Ciao Mamma
Sarai sempre con Noi

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trieste

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Trieste_01 ResizedMi ci sono trovato quasi per caso (*), un lunedì pomeriggio di una fine maggio tutt’altro che quasi estiva, dopo circa vent’anni dalle ultime volte: sarà che quelle volte erano state sempre durante una Barcolana, e Trieste immersa nella Barcolana ti assorbe in un modo tutto suo, o sarà che venti e più anni fa i miei occhi guardavano in modo diverso, comunque sia come ho messo il piede fuori dalla macchina è stato come trovarsi in un posto mai visitato, e affascinante.

Trieste_07 ResizedRicordavo solo che è una città di Mare, e lo si respira subito. Una città di Mare non giusto perché è sulla costa, ha un porto grande, è terra di armatori e marinai, queste sono le cose facili, che possono fare di un posto un qualunque posto di mare. C’è qualcosa in più a Trieste, le sue Rive non sono un confine tra terra e mare, sono una specie di unione tra la città e il golfo che si apre davanti e mentre si cammina su queste banchine basse prive di ringhiere o parapetti ci si sente veramente sul mare, e quando la banchina si interrompe per lasciar spazio a tre scalini che vanno direttamente in acqua, senza cancelli, senza transenne, senza cartelli di pericolo, senza dissuasori, è un invito al lasciare che il Mare si mescoli con te.

Trieste_14 ResizedE non le vorrei vedere diverse queste Rive, queste banchine, non vorrei che la modernità del preservare la sicurezza dei distratti le trasformasse in un confine, in un limite, in una barriera che andasse a racchiudere la città fuori dal mare o il mare fuori dalla città. Spero che lo spirito dei Triestini, quello spirito che ho imparato a conoscere da tutti quegli amici che ahimè nel tempo ho perso di vista ma che comunque hanno mantenuto un posto nel cuore .. spero che quello spirito difenda il loro essere aperte, agendo in una sorta di paradosso o di ossimoro, considerato quel luogo comune che porta a pensare che siano i confini a dover essere difesi.

Trieste_09 ResizedE poi un’altra cosa mi ha colpito, anche se la sapevo già: nel porto una foresta di alberi, a raccontare che la maggior parte dei Triestini che vanno in mare, ci vanno a Vela. Non a caso la Barcolana, anche prima di diventare un evento così famoso da attrarre velisti da tutto il mondo, ha sempre portato in acqua un numero impressionante di barche, credo di non sbagliare se azzardo a dire “tutte quelle che c’erano”.

Trieste_12 ResizedLasciando il mare alle spalle e attraversando Piazza Unità d’Italia, dopo avere ripreso fiato perché quella piazza te lo mozza, ci siamo addentrati (*) nelle vie del centro, molte delle quali pedonali, e quasi mi è venuto il torcicollo da tutti i passi che ho fatto col naso all’insù! Le finestre delle case, tante finestre, tutte con le persiane di legno, in uno stile tutto loro e molto particolare; c’è un bel mix di “sapori” a Trieste, c’è l’Italia, c’è l’Est, c’è il centro-Europa e ci sono gli Asburgo, un melange molto raffinato.

Trieste_03 Resized(*) Quasi per caso: con Tommi eravamo a Monfalcone per un suo impegno, e abbiamo pensato di trascorrere la fine giornata così, con una visita a Trieste. Scelta più azzeccata non potevamo fare: io con i miei ricordi interrotti e le sensazioni che ho provato, Tommi sinceramente colpito dalla bellezza (la sera dopo ha detto “sai Pà, ti dirò che Trieste mi piace più di Venezia”), e un’ottima cena a base di pesce, del “normalissimo” pesce locale, gustosamente fresco con due bicchieri di bianco del Collio, abbiamo lasciato Trieste con lo spirito in pace.

PS: il pesce era buono anche la sera dopo, siamo stati a Duino!

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opera (d’Arte)

IMG_4594 ResizedTorino, in un week-end di maggio. C’era Juve-Milan, sì, è vero, ma il calcio non mi interessa tanto, anzi quasi nulla. Però quello che ho sentito al Regio (Teatro Regio Torino) durante la rappresentazione della “Lucia di Lammermoor” (opera in tre atti di Gaetano Donizetti) è stato simile ad un boato di folla che esulta quando il calciatore esegue un’azione perfetta e giunge al goal lasciando tutti di stucco (credo che funzioni così, io allo stadio non vado mai). Per usare un’altra metafora, per tutti coloro che allo stadio, come me, non ci vanno, è stato come arrivare a un orgasmo.

lucia torino 4 ResizedNella scena della pazzia, Diana Damrau ci ha portato con Lucia, dentro a Lucia e siamo impazziti tutti insieme, lei sul palco, noi (Mari e io .. e tutti gli altri che hanno riempito il teatro) dall’altra parte. Non siamo neanche riusciti a permetterle di suicidarsi “in pace”: c’è stato un momento di dramma così intenso che è bastato un suo gesto liberatorio e una pausa che il teatro è letteralmente esploso, applaudendo ed esultando così a lungo che ha dovuto aspettare e aspettare prima di riprendere, e poter portare Lucia a morire tra i suoi tormenti.

lucia torino x ResizedMa non c’è stata solo lei: credo sia stata la cosa che più mi ha colpito di questa rappresentazione, la Damrau non ha rubato la scena a nessuno, nonostante la sua caratura, nessuno, appunto, è passato in secondo piano, portando lo spettacolo ad un livello molto alto: il tenore Piero Pretti (Edgardo), il baritono Gabriele Viviani (lord Ashton), il basso Nicolas Testé (Raimondo Bidebent), l’Orchesta (diretta da Gianandrea Noseda) e il Coro (Maestro Carlo Fenoglio), i costumi e la scenografia, la regia di Damiano Michieletto, tutti alla fine hanno ricevuto minuti e minuti di applausi, anche la bellissima fantasma che ha accompagnato Lucia fino alla fine.

FlowerHat2E’ Arte:

saper emozionare il “pubblico” e coinvolgerlo in quel viaggio che porti fino là (dove siamo finiti ieri) come è Arte fare delle tagliatelle a mano, senza applausi o protagonisti, per riunire qualche amico attorno a un tavolo;

costruire un duetto tra una cantante e il musicista che suona dei bicchieri invece dell’arpa come è Arte quando, senza bicchieri e senza cantanti, ci si emoziona con le parole e con un bacio, e si cade innamorati;

sorprendere con una regia o una scenografia inaspettata, che lentamente ti porta fuori dallo schema “normale” ma dentro a un mondo di fantasia dove tutto ha però più senso come è Arte fare un cappello di carta e fiori freschi da indossare come si indossa la Primavera.

Alcune informazioni sullo spettacolo QUI

 

come un gatto

Come un gatto, che ti dorme a fianco finché può deglutire il suo dolore, e che si allontana appena sente che il momento è arrivato, come se volesse partirsene da solo senza lasciar traccia del dolore .. guardando le montagne in quel posto dove non arrivano le macchine.
Buon viaggio Zio Mario

van Gauguin

E’ abbastanza facile rimanere assorti davanti alle stelle nelle notti di Arles, stelle che si riflettono nel Rodano o che illuminano un Café di per se già illuminato .. I colori di van Gogh sono sempre qualcosa di attraente, colori che ti catturano senza bisogno di essere sgargianti come in una pubblicità.VvG_stelle1 (1) Resized

E lo stesso vale per le belle donne di Gauguin, vestite di colori o nude tra i colori, delle quali ti innamori subito .. che siano dipinte col pennello o con le parole dello stesso Gauguin nei racconti dei suoi viaggi (Noa Noa val la pena di leggerlo), viene voglia tornare indietro nel Tempo e fare un cammino come il suo, andando a esplorare un mondo che possa dare ciò di cui si è in cerca.PG_thaiti1 (1) Resized

Quello che posso imparare andando in giro e dedicando un po’ di Tempo all’arte, visitando mostre, Musei o esposizioni VvG_sediaV Resizedè molto di più della mera soddisfazione del gusto e appagamento della voglia di vedere dal vivo qualcosa di speciale, è lo stimolo ad entrare nella vita di questi artisti, a conoscere qualcosa di loro, ad apprendere quali ingredienti hanno scatenato così diverse passioni e così diversi risultati. Tutto ciò non fa certo di me un esperto o un valido critico, ma accresce quella mia parte desiderosa di imparare, di confrontarsi, di mettersi in discussione e di aprirsi alle esperienze degli altri per capire meglio come sono (io) e perché sono (io).

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E se quello che un artista può permettersi di fare è essere sé stesso (*), e poter “recitare” quel personaggio che è veramente, chi invece non è artista, e recita sé stesso comunque, spesso viene bollato come ribelle, perché esula dal mondo in cui siamo spinti a interpretare un personaggio, diverso dal nostro.

PG_colori3 (1) ResizedSe leggere un libro mi apre un mondo su Gauguin, se leggere le lettere scritte all’amico e al fratelloVvG_sediaG Resized mi spalanca la porta su van Gogh, se vedere un film mi fa incuriosire su Modigliani o conoscere William Turner, se visitare una casa a Cadaqués (Port Lligat per la precisione) mi porta dentro la testa di Dalì, se alzare gli occhi quando sono seduto all’Opera mi fa volare nel cielo di Chagall, se una Ninfea mi proietta nel giardino di Monet .. se mille altre di queste emozioni mi hanno preso e mi prenderanno, posso continuare a esercitarmi, in bilico tra l’artista e il ribelle, ad essere me stesso.

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Mi affascina molto questo intreccio tra van Gogh e Gauguin, mi incuriosisce come a fine Ottocento fossero in grado di comunicare, di muoversi, di incontrarsi e di lasciarsi con dei tempi così lunghi, in un’era dove comunicare, viaggiare, incontrarsi non era poi così banale come lo è oggi, dove queste tre azioni erano un’esigenza, un piacere, una soddisfazione, una volontà.

VvG_Lettera1 ResizedPensare ai viaggi di Gauguin verso la Polinesia lunghi un mese quando a noi bastano 20 ore, pensare a lettere scritte, spedite e ricevute dopo mesi, quando a noi basta un click, mi spaventa un po’ e mi porta a vedere quanto le relazioni tra le persone, i desideri di ciascuno e la voglia di comunicare siano oggi abbassati ad un livello molto banale (mi ripeto di proposito) perdendo paradossalmente l’importanza che invece dovrebbero avere nel nostro mondo ritenuto evoluto, dove la facilità di comunicare e di spostarsi potrebbe portare rapporti personali più forti, più leali e più concreti.

VvG_Lettera2 ResizedPersonaggi così diversi, rinchiusi in mondi così diversi, nell’amore Gauguin per scelta sua, nella pazzia van Gogh per scelta degli altri, intrecciati in vite diverse che si sono incontrate, mescolate e poi separate hanno lasciato dipinti, lettere e storie che ancora oggi dopo più di un secolo affascinano tante persone.

La canzone originale “Starry, starry night” di Don McLean, è stata tradotta e riveduta in alcune differenti versioni, tra cui una di Francesco de Gregori incisa da Little Tony – di cui de Gregori sembra si sia pentito in seguito – e questa di Roberto Vecchioni che rimane per me, sempre, fonte di forte emozione .. “o andare via o rimanere via”

VvG_stanza (1) Resized(*) a me piace di più con l’accento, chi è curioso può cliccare QUI

Les pieds de Paris

ParisPieds5 ResizedUna scappata a Parigi, un breve week-end, lungo un attimo guardando l’orologio che scandisce la vita, lungo abbastanza, guardando il mio cuore che chiede il suo Tempo (e il suo Spazio) per mettere a posto i tasselli del mio mosaico. Lungo solo abbastanza perché domenica era una giornata talmente bella, talmente libera, talmente facile che andar via prima del tramonto è stata una fatica.ParisPieds1 Resized

Non era una domenica come tante, e non solo per il cielo azzurro come lo disegnerebbe un bambino, o per il sole che intiepidiva l’aria autunnale facendo sfilare a tutti il cappotto infilato il giorno prima, o per l’erba ancora umida dalla notte che accoglieva persone in cerca di pace con la baguette sotto al braccio pronte per un fugace pranzo all’aperto.

ParisPieds3 ResizedEra una domenica dedicata ai piedi: 27 Septembre, Paris sans voitures. Tutto il centro da les Champs Elyseés a la Bastille, da la Rive Gauche a la Droite, tutto il centro senza auto (o meglio, solo mezzi pubblici nelle vie principali e niente in quelle secondarie) e quindi tutti a piedi o in bici o in monopattino o (i più pigri, o i più curiosi) sui quei biruote elettrici col manico che sembrano un po’ degli aspirapolvere.

ParisPieds2 ResizedTra tutta la gente sorridente una sensazione di soddisfazione soffiava come una brezza, come se tutti si fossero riappropriati dei propri spazi, del proprio Tempo, dei propri sentieri; potersi fermare a guardare, o a pensare, tutte le volte che si vuole, godersi il viaggio lungo o breve che sia, scoprire i particolari che non si ha mai modo di vedere .. una sensazione di libertà.

Piedi che vanno, piedi che vengono, pedalano, si fermano, riposano, dormono, ballano, piedi scalzi, piedi tutti uguali e tutti diversi. E che fossero i piedi i protagonisti del week-end l’avevamo già capito il sabato sera, sotto uno dei soffitti più belli del mondo, disegnato e colorato da Chagall, dove ballerine e ballerini professionisti, che noi amiamo pensare danzino per loro e non per noi (per dirla come Nureyev), hanno liberato il loro movimento, dando vita ad una musica fatta del rumore dei passi sul palco che incredibilmente si sente tanto quanto la musica dell’orchestra.ParisPiedsChagall Resized

Coreografie di Robbins, Balanchine e Millepied (tanto per rimanere in tema) per Les Étoiles, Premiers Danseurs and Corps de Ballet de l’Opera de Paris e musiche di Muhly, Prokofiev e Tchaikovski per la Paris Opera Orchestra diretta da Maxime Pascal, con uno strepitoso violino solista, Frédéric Laroque

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QUI alcune altre foto dello spettacolo (foto ©Ann Ray/OnP)

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huit, ocho, eight, otto

IMG_2706 ResizedOn board during these races we’ll speak a mix of English and Spanish.” These were the first words of Captain Mikael on Thursday, last week, at the meeting before the first race we were going to sail in Mahon, XII Copa del Rey Panerai – Vela Clásica Menorca. And I’ll try to do the same here, also if Spanish will be an hard one for me to write (but thanks to some friend correcting me some mistakes!).

FullSizeRender-2 (1) ResizedEl jueves no fue el primer día de navegación, ya que el miércoles tuvimos un entrenamiento que supuso una manera de aprender sobre este magnífico barco, a conocernos, mezclar a todas las personas que componen esta gran tripulación: un grupo muy heterogéneo con antecedentes, experiencias, historias e idiomas muy diferentes. (photo©ImieiMari^__^.)


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O
ne of the first things attracting my attention when I jumped on board was one of the boat’s T-shirt, showing on the back a big “8” composed by lots of tiny human figures, and two words: “connecting sailors”. I learnt during these 5 days in Mahon what does it means exactly, it’s not just a matter of meeting people, as you do going to sail in a big event and chatting after the races with hundreds of different persons, it’s creating connection, finding some new friends, talking about each other business, or life, and you slowly mix up with the crew, teaching you lots of new things, transforming yourself over the days from feeling to be a guest to be part of a group.

IMG_2711 ResizedEl barco es una maravilla, tanto sobre la cubierta como bajo ella. Se conferma en su forma original y no cuenta con ningún dispositivo moderno para navegar a vela, lo cual significa que necesita una gran cantidad de brazos y piernas: es un trabajo duro, pero fascinante y cautivador. La cantidad de tela en el mástil es increíble y transfiere al barco una enorme potencia que se puede sentir especialmente cuando el barco va navegando de largo. IMG_2788 (1) ResizedEste barco no me trajo sólo una regata, me dio la oportunidad de vivir una gran experiencia porque siempre hay algo que aprender (¡¡no correr a bordo!!) y nuevos lugares que descubrir: Mahón con sus aguas y acantilados es una perla del Mediterráneo.

IMG_2747 (1) ResizedI know “something” about this Vintage race, I’m from Imperia where we host this World every other year, getting knowledge about what it is, what it needs and how charming is. But it is a way more, it’s like living on the other side feeling different sensations and looking things from a different point of view. I’ve been even more proud to be onboard because of this, getting the opportunity to breathe this vintage wind, to leave my hands’ skin on those old-style stiff sheets, to do again things lost in my memory, and to feel my passion for sailing flowing through my body in the usual powerful way, no matter if I’m on a dinghy, on modern racer, on a cruiser or on a Queen like this one.

IMG_0751 (1) ResizedMi amiga Diana me trajo a bordo, ella conoce mi pasión por la vela y estoy muy feliz de haber navegado con su sonrisa y bayo su mando .. ella ha sido una gran jefa para mí y para mis nuevos amigos Manolo y Tiste (trabajar duro juntos ayuda a ser amigos). FullSizeRender-4 Resized

Pasaban tantas cosas que suceden desde la mañana hasta la noche .. preparar el barco para las regatas, la salida y la entrada acompañada con la música de una gaita, izar las velas (que no es broma), navegar, ajustar las velas, arriarlas, navegar, maniobrar, aprender, asear las velas y la cubierta .. y, pese a todo, ha habido tiempo para hablar con la tripulación antes de estar en el barco, en el puerto, bebiendo cerveza a bordo y mojitos en tierra y para disfrutar de la maravillosa, elegante y agradable navegación. (photo©ImieiMari^__^.)FullSizeRender-6 (1) Resized

MoonbeamIV_Mahon_1 ResizedWe won, with a perfect performance being 3 times first: but it’s not only the results bringing satisfaction, also growing into this crew, understanding processes and uses day by day has been a great goal for me. But above all, one thing makes me really excited, to the point of frizzling, something difficult to describe, because only being on board in that moment could explain exactly the feeling: we entered Mahon fjord with all sails (all, including the balooner) displayed, up to the finishing line, at the sunset. I’ve no words a part one: majesty. That day Moonbeam IV brought to Mahon an anticipation of the Full Moon that brightened up the following Menorquina night. (photo ©LuisFernandez)IMG_0633 (1) Resized

IMG_2721 ResizedEt pour finir (c’est vrai que Mikael à dit “qu’on parlerait un mélange de Espagnol et Anglais”, mais en fin il y a été beaucoup de Français aussi), je veux remercier Xavier pour avoir partagé sa passion pour son bateau de rêve, Mikael, le Capitaine très inspirant, et tout l’équipage, Julie, Junie, Joel, Sam, Victor, que sont été très professionnel, patient, et toujours prêts à nous éduquer sur la vie à bord de Moonbeam IV. J’ai été très contant et très heureux de naviguer avec et d’aider à terre un équipage d’un tel niveau. (photo©ImieiMari^__^.)

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IMG_2903 ResizedAdios a todos mis nuevos amigos, espero que vamos a cruzar nuestro camino otra vez.

Ciao da Imperia, Gico

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photo@FrancescoRastrelli (Vele d’Epoca di Imperia 2014)