luna calante

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Mi girano nella testa, come pesciolini rossi che si rincorrono nella loro boccia di vetro. Idee, ricordi, speranze, progetti, risultati, opportunità: un bagaglio di pensieri che alternativamente sbatte come un pesce fuor d’acqua vicino allo stremo, o nuota con energia per risalire la corrente e arrivare nel posto giusto per dare Vita a una nuova storia. E quando mi fermo a pensare, fissando l’obiettivo attraverso una chiara visione di cosa potremmo fare, sono salmone che nuota controcorrente con una voglia matta di andare a depositare l’uovo e vederlo schiudere; ma quando poi mi guardo intorno vedo un ambiente tutto diverso, arido e sterile, e sono delfino arenato in poca acqua sulla battigia sabbiosa, che si dibatte per ritornare al mare aperto, ed andarsene per la sua strada.

Scuola VelaÈ il bivio, quello dove devo decidere: la strada tortuosa che mi ha portato fin qui ora si biforca, non c’è più una curva davanti che mi fa continuare sperando che dopo ci sia il fiume di acqua limpida; c’è il bivio. O salmone, o delfino; o l’energia per arrivare al traguardo, o la partenza per i miei Mari. E’ il Tempo che regola le cose, e quando inseguire costa Tempo, devo iniziare a fare i conti. Quel che mi ha insegnato la Vita è che il Tempo è l’unica ricchezza vera che considero, una ricchezza che non posso accrescere, che non posso comprare; la posso solo spendere facendo attenzione a non sprecarla. E allora arriva il bivio, e se la sensazione è quella che ho sprecato troppo, solo una strada posso imboccare, saltare nel mare e andare.

DSC_0065 ResizedMa cos’è che in questi ultimi giorni mi ha arenato sulla battigia? Quella notizia del Luna Park su Calata Anselmi. Giuro, continuo a non credere che una Giunta Comunale abbia votato all’unanimità un’idea del genere; non posso pensare che non esista una visione degli spazi legati al Mare che unisca razionalità e logica con la cultura e le emozioni delle nostre tradizioni; non capisco né come un’idea simile possa essere venuta in mente a qualcuno, né come gli altri colleghi l’abbiano appoggiata invece di scoppiare in una fragorosa risata, e metterla da parte; perché solo con una risata si sarebbe potuto evitare un’idiozia .. invece ora c’è solo da piangere. Per carità, c’è sempre la speranza che sia una sparata giornalistica e che poi non succeda nulla di tutto ciò, ma è demoralizzante pensare che una proposta concreta, utile e produttiva, mesi fa sia stata volontariamente ignorata per far spazio ad una cosa senza senso.

IWR 2014 ok 420 ITA 54476 primo piano ResizedSi accende quella guerra interna, tra una nuova voglia di “combattere” e la stanchezza che spinge a mollare; tra il trovare senso e motivazione per combattere e il mettere il cuore in pace, e lasciar fare; tra il difendere una buona idea e il fregarsene delle cose. Quella sensazione maledetta di non saper mollare perché il senso di responsabilità per la propria comunità va al di sopra di tutto, anche del mio privato e del mio lavoro. E’ drammatico avere una visione, costruirci attorno una missione, lavorare su delle idee e trasformarle in progetti assieme ad un gruppo di persone, ad una bella squadra che rema tutta nella stessa direzione e poi trovare ostacoli virtuali posti da addetti ai lavori virtualmente sordi e ciechi.

Calata Anselmi2Dunque, che fare? Il bivio è lì, giro di qua o giro di là? Investo dell’altro Tempo con la quasi certezza di sprecarlo o penso a qualcos’altro? Sedermi con le mani in mano aspettando che qualcuno colga l’occasione non è nel mio Essere, e gli ultimi tre mesi passati così pesano già troppo sul mio bilancio emozionale!

2015-02-21 10.56.51 ResizedL‘idea c’era, e c’è tuttora, il progetto c’era e c’è tuttora, la proposta c’era e c’è tuttora.

Non è abbandonata.

È lì, pronta e confezionata ..

Per rileggere il post di gennaio, clicca qui “… non ci sono scuse”

Per rileggere l’articolo che ne è scaturito, clicca qui “Imperia Post”


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… non ci sono scuse.

1Il titolo l’ho preso dalla conclusione di un articolo scritto un anno e mezzo fa, che si intitola boe e che, se avete voglia, potete leggere come prefazione a questi miei nuovi pensieri.

Ci sono dei sogni destinati a rimanere dei sogni, e che vivono con noi per sempre, perché non sono realizzabili o perché non sono di nessuna utilità ma, per noi sognatori, è giusto che colorino la nostra fantasia e ci diano lo spunto per pensare, in continuazione, a quanto si possa fare nella Vita.

6Poi ci sono dei sogni che invece sono realizzabili, anche questi vivono con noi per tutta la vita, e sono altrettanto importanti per ogni sognatore, specialmente se poi si sono realizzati, perché ci ricordano che si possono raggiungere tanti risultati, se ci si applica con passione e con dedizione, con costanza e con volontà.

Volontà, è il centro di questo articolo, ma è anche il centro dell’essere effettivi nella propria vita, di essere efficienti nel proprio lavoro, nell’essere concreti nei propri progetti.

E qui veniamo al dunque, parlando del perché il vecchio “boe” è tornato così attuale, dopo più di un anno e mezzo, del perché non si sono scuse e non possono esserci.

Con passione e dedizione, con costanza e con volontà si era finalmente aperta una3 speranza per iniziare a sviluppare tutta una serie di attività legate al mare, in primis, solo per una precedenza temporale, alla Vela da usare come volàno per crearne di nuove. Un sogno che in tanti inseguivano, chi prima e chi dopo, da decine di anni, lasciando sulla strada milioni di euro (sì, ragazzi, milioni di euro) di possibili investimenti, puntualmente affondati nella miopia generale e tramutati in emorragie di denaro e di risorse mai messe a frutto.

5Finalmente si era aperta una speranza, finalmente era nata un’idea slegata da tutte quelle antipatie da osteria, al di fuori dagli interessi (personali ed economici) che per anni hanno afflitto la potenziale crescita della città, finalmente era nato un progetto mirato a unire e non a dividere, un progetto mirato a crescere e non a implodere. Un progetto che non chiedeva nulla in cambio, se non che la Città dimostrasse la volontà di farlo partire.

E invece ieri, nonostante le richieste presentate che non avrebbero impegnato nessuno, né guastato nessun altro progetto, tantomeno avrebbero creato problemi, ma solo portato qualcosa alla nostra comunità, abbiamo assistito ad un funerale al posto di quello che sarebbe potuto essere un battesimo di una nuova opportunità per Imperia.

7E’ un problema di volontà: mi appare evidente che il disegno sia diverso.

“E quando arrivi a terra vedi le facce di tutti i regatanti che credevano in te, sicuri che avresti buttato giù le boe in tempo, per fare quella prova fantastica, regalata dal vento che finalmente è girato, la prova decisiva, quella che porta lo scarto in classifica, facendola diventare giusta ed equilibrata. E quelle facce sono scure, deluse e arrabbiate: il vento c’era, le boe no ….

… non ci sono scuse.”4

Grazie per le foto di IWR 2014:

a Franco Lacqua

a Paolo Cugudda ©, a sostegno di AIDMED Onlus – Associazione Italiana Distrofia Muscolare di Emery Dreifuss

boe

Prendo spunto dalla campagna elettorale. Perché c’è una cosa che ha attirato la mia attenzione. Uno slogan diceva “il vento è cambiato”, e questo irritava un po’ la mia anima marinara, e soprattutto quella di velista. Improvvisamente ho letto “il vento è girato”; aahh, sospiro di sollievo. Non so da dove sia venuta la modifica, ma il mio inguaribile romanticismo mi fa credere che sia stato Fulvio (P) a mettere a posto questa finezza che non tutti capiranno, ma che io ho apprezzato molto.

attesa ResizedQuante volte. Quante volte abbiamo aspettato che il vento girasse, quante volte è girato all’improvviso, in mezzo ad una regata, quante volte abbiamo sperato che girasse. E non parlo di quando sei in barca a farla, la regata: qui non speri mai che giri il vento, ma vuoi giocare con quello che c’è, anche perché se speri che giri, vuol dire che sei ultimo, o al limite vuol dire che stai aspettando e che non ti diverti. Parlo di quando sei in cabina di regia, quando sei lì che fai delle cose per permettere agli altri di fare una regata.

girodiboa ResizedQuante volte. Con le boe legate al gommone e i pesi pronti, la cesta con la cima che aspetta le gassette (questa è per Mari ♥). Quante volte. Dopo aver dato fondo a tutto il campo devi correre come un cavallo a ritirare tutto su, e dare fondo di nuovo perché il vento è girato.

_FTC8646 copia ResizedSembra facile. Ma ci vuole esperienza e conoscenza e una certa dose di coraggio. Come in tutte le cose. Quando il vento gira non basta saperlo, devi capire dove andrà, dove si fermerà, quando lo farà, e quanto sarai in grado di anticipare per guadagnare minuti preziosi. Quante volte con le boe in mano e Fulvio che scalpita e “scalda” le bandiere, e “peste” che ti dica: <va bene> …. devi deciderlo tu. E mentre decidi devi anche pensare a quanta cima servirà: basterà, non basterà, dovremo giuntarla? APFlag ResizedOk la boa va qui, ma c’è vento e c’è corrente, quindi dove ti metti a dare fondo? più a destra, più al vento? E Fulvio tira giù l’intelligenza (per i profani, non è un insulto .. è una bandiera).

E ce ne fosse solo una di boa da mettere!

rientro ResizedMettere le boe non è uno scherzo. E’ più importante del vento che gira. Finché non gira, è facile dar la colpa al vento, non c’era …. tutti assolti. Ma se il vento gira e non sai come mettere le boe in quattro e quattr’otto, allora son dolori. Arriva presto la sera, e non sei riuscito a fare la regata. E quando arrivi a terra vedi le facce di tutti i regatanti che credevano in te, sicuri che avresti buttato giù le boe in tempo, per fare quella prova fantastica, regalata dal vento che finalmente è girato, la prova decisiva, quella che porta lo scarto in classifica, facendola diventare giusta ed equilibrata. E quelle facce sono scure, deluse e arrabbiate: il vento c’era, le boe no ….

… non ci sono scuse.

PS: grazie a © Fabio Taccola per le foto di questo post.

traghetto, no grazie!

IWR Oneglia 1 ResizedDa qualche settimana leggo notizie riguardanti un possibile accordo per avere un traghetto che faccia scalo ad Imperia Oneglia. A parte che non capisco chi è che sta trattando questa questione, in assoluto silenzio, senza fare i conti con la Città e i cittadini, come se si parlasse di aggiungere una linea di autobus.

Il traghetto è già venuto a Oneglia, infatti c’è anche lo scasso nella banchina per la rampa … credo circa 30 anni fa: Canguro Lines, me lo ricordo ancora, ero un bambinetto, ed eravamo abituati a vedere il porto di Oneglia con un bel traffico di navi, grano, olio, macchinari per la FIAT, il traghetto … c’erano i binari ed arrivavano sulla banchina i carri merci per essere caricati. Sicuramente è un ricordo suggestivo, ma in 30 anni Imperia è cambiata molto, e non si può far finta di non accorgersene.

Sono totalmente contrario al traghetto. Non ci vedo nulla di positivo, né per la Città, né per il porto. Il traghetto è un servizio di linea, non porta turismo, porta solo traffico; porta gente di passaggio, e di fretta; porta file di auto e camion; nessuno delle persone di passaggio girerà per la città per spendere qualche soldo, tutti arriveranno il più tardi possibile per limitare l’attesa, e chi arriverà prima andrà in albergo? noo, bivaccherà in macchina, come facciamo tutti quando andiamo a prendere il traghetto a Genova o a Savona.

Imperia non è strutturata per il traffico, per lo stazionamento di lunghe file di vetture, il Porto di Oneglia non è più strutturato per un traffico commerciale (sì, un traghetto è traffico commerciale, non turistico).

Ci immaginiamo la “folla” diretta in Tunisia che va a pranzo in uno dei locali di Calata Cuneo? No. Non ci andranno. Qualche panino, bottiglie d’acqua e di Coca Cola, forse, fino a quando qualcuno darà una bella concessione per aprire un punto di ristoro nella “stazione marittima” ed ecco magicamente tutti i commercianti di nuovo all’asciutto.

A proposito, la “stazione marittima” … chi ha preso un traghetto recentemente? a Genova, a Savona o a Livorno, per esempio? sono porti giganteschi, con strutture attrezzate … a Oneglia dove la facciamo la Stazione Marittima?

Il servizio dal traghetto si può fare in una grande città dove la viabilità può assorbire il traffico, dove esistono già altre strutture, dove c’è una zona portuale e commerciale sufficientemente grande ed attrezzata. Non si può pensare di farlo in un piccolo centro come il nostro.

Senza dimenticare che tutta la zona di carico e scarico deve essere sotto Dogana e Polizia, sì, esattamente come una frontiera internazionale, per il controllo del carico e dei passeggeri … ecco qui, un passo indietro di vent’anni, invece di liberare questo magnifico Porto dai vincoli doganali e commerciali, si inventa qualcosa per rafforzarli.

Non sarà che il traghetto è una marchetta da pagare a qualcuno?

Traghetto? NO GRAZIE