trieste

Trieste_16h Resized

Trieste_01 ResizedMi ci sono trovato quasi per caso (*), un lunedì pomeriggio di una fine maggio tutt’altro che quasi estiva, dopo circa vent’anni dalle ultime volte: sarà che quelle volte erano state sempre durante una Barcolana, e Trieste immersa nella Barcolana ti assorbe in un modo tutto suo, o sarà che venti e più anni fa i miei occhi guardavano in modo diverso, comunque sia come ho messo il piede fuori dalla macchina è stato come trovarsi in un posto mai visitato, e affascinante.

Trieste_07 ResizedRicordavo solo che è una città di Mare, e lo si respira subito. Una città di Mare non giusto perché è sulla costa, ha un porto grande, è terra di armatori e marinai, queste sono le cose facili, che possono fare di un posto un qualunque posto di mare. C’è qualcosa in più a Trieste, le sue Rive non sono un confine tra terra e mare, sono una specie di unione tra la città e il golfo che si apre davanti e mentre si cammina su queste banchine basse prive di ringhiere o parapetti ci si sente veramente sul mare, e quando la banchina si interrompe per lasciar spazio a tre scalini che vanno direttamente in acqua, senza cancelli, senza transenne, senza cartelli di pericolo, senza dissuasori, è un invito al lasciare che il Mare si mescoli con te.

Trieste_14 ResizedE non le vorrei vedere diverse queste Rive, queste banchine, non vorrei che la modernità del preservare la sicurezza dei distratti le trasformasse in un confine, in un limite, in una barriera che andasse a racchiudere la città fuori dal mare o il mare fuori dalla città. Spero che lo spirito dei Triestini, quello spirito che ho imparato a conoscere da tutti quegli amici che ahimè nel tempo ho perso di vista ma che comunque hanno mantenuto un posto nel cuore .. spero che quello spirito difenda il loro essere aperte, agendo in una sorta di paradosso o di ossimoro, considerato quel luogo comune che porta a pensare che siano i confini a dover essere difesi.

Trieste_09 ResizedE poi un’altra cosa mi ha colpito, anche se la sapevo già: nel porto una foresta di alberi, a raccontare che la maggior parte dei Triestini che vanno in mare, ci vanno a Vela. Non a caso la Barcolana, anche prima di diventare un evento così famoso da attrarre velisti da tutto il mondo, ha sempre portato in acqua un numero impressionante di barche, credo di non sbagliare se azzardo a dire “tutte quelle che c’erano”.

Trieste_12 ResizedLasciando il mare alle spalle e attraversando Piazza Unità d’Italia, dopo avere ripreso fiato perché quella piazza te lo mozza, ci siamo addentrati (*) nelle vie del centro, molte delle quali pedonali, e quasi mi è venuto il torcicollo da tutti i passi che ho fatto col naso all’insù! Le finestre delle case, tante finestre, tutte con le persiane di legno, in uno stile tutto loro e molto particolare; c’è un bel mix di “sapori” a Trieste, c’è l’Italia, c’è l’Est, c’è il centro-Europa e ci sono gli Asburgo, un melange molto raffinato.

Trieste_03 Resized(*) Quasi per caso: con Tommi eravamo a Monfalcone per un suo impegno, e abbiamo pensato di trascorrere la fine giornata così, con una visita a Trieste. Scelta più azzeccata non potevamo fare: io con i miei ricordi interrotti e le sensazioni che ho provato, Tommi sinceramente colpito dalla bellezza (la sera dopo ha detto “sai Pà, ti dirò che Trieste mi piace più di Venezia”), e un’ottima cena a base di pesce, del “normalissimo” pesce locale, gustosamente fresco con due bicchieri di bianco del Collio, abbiamo lasciato Trieste con lo spirito in pace.

PS: il pesce era buono anche la sera dopo, siamo stati a Duino!

Trieste_06h Resized

van Gauguin

E’ abbastanza facile rimanere assorti davanti alle stelle nelle notti di Arles, stelle che si riflettono nel Rodano o che illuminano un Café di per se già illuminato .. I colori di van Gogh sono sempre qualcosa di attraente, colori che ti catturano senza bisogno di essere sgargianti come in una pubblicità.VvG_stelle1 (1) Resized

E lo stesso vale per le belle donne di Gauguin, vestite di colori o nude tra i colori, delle quali ti innamori subito .. che siano dipinte col pennello o con le parole dello stesso Gauguin nei racconti dei suoi viaggi (Noa Noa val la pena di leggerlo), viene voglia tornare indietro nel Tempo e fare un cammino come il suo, andando a esplorare un mondo che possa dare ciò di cui si è in cerca.PG_thaiti1 (1) Resized

Quello che posso imparare andando in giro e dedicando un po’ di Tempo all’arte, visitando mostre, Musei o esposizioni VvG_sediaV Resizedè molto di più della mera soddisfazione del gusto e appagamento della voglia di vedere dal vivo qualcosa di speciale, è lo stimolo ad entrare nella vita di questi artisti, a conoscere qualcosa di loro, ad apprendere quali ingredienti hanno scatenato così diverse passioni e così diversi risultati. Tutto ciò non fa certo di me un esperto o un valido critico, ma accresce quella mia parte desiderosa di imparare, di confrontarsi, di mettersi in discussione e di aprirsi alle esperienze degli altri per capire meglio come sono (io) e perché sono (io).

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E se quello che un artista può permettersi di fare è essere sé stesso (*), e poter “recitare” quel personaggio che è veramente, chi invece non è artista, e recita sé stesso comunque, spesso viene bollato come ribelle, perché esula dal mondo in cui siamo spinti a interpretare un personaggio, diverso dal nostro.

PG_colori3 (1) ResizedSe leggere un libro mi apre un mondo su Gauguin, se leggere le lettere scritte all’amico e al fratelloVvG_sediaG Resized mi spalanca la porta su van Gogh, se vedere un film mi fa incuriosire su Modigliani o conoscere William Turner, se visitare una casa a Cadaqués (Port Lligat per la precisione) mi porta dentro la testa di Dalì, se alzare gli occhi quando sono seduto all’Opera mi fa volare nel cielo di Chagall, se una Ninfea mi proietta nel giardino di Monet .. se mille altre di queste emozioni mi hanno preso e mi prenderanno, posso continuare a esercitarmi, in bilico tra l’artista e il ribelle, ad essere me stesso.

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Mi affascina molto questo intreccio tra van Gogh e Gauguin, mi incuriosisce come a fine Ottocento fossero in grado di comunicare, di muoversi, di incontrarsi e di lasciarsi con dei tempi così lunghi, in un’era dove comunicare, viaggiare, incontrarsi non era poi così banale come lo è oggi, dove queste tre azioni erano un’esigenza, un piacere, una soddisfazione, una volontà.

VvG_Lettera1 ResizedPensare ai viaggi di Gauguin verso la Polinesia lunghi un mese quando a noi bastano 20 ore, pensare a lettere scritte, spedite e ricevute dopo mesi, quando a noi basta un click, mi spaventa un po’ e mi porta a vedere quanto le relazioni tra le persone, i desideri di ciascuno e la voglia di comunicare siano oggi abbassati ad un livello molto banale (mi ripeto di proposito) perdendo paradossalmente l’importanza che invece dovrebbero avere nel nostro mondo ritenuto evoluto, dove la facilità di comunicare e di spostarsi potrebbe portare rapporti personali più forti, più leali e più concreti.

VvG_Lettera2 ResizedPersonaggi così diversi, rinchiusi in mondi così diversi, nell’amore Gauguin per scelta sua, nella pazzia van Gogh per scelta degli altri, intrecciati in vite diverse che si sono incontrate, mescolate e poi separate hanno lasciato dipinti, lettere e storie che ancora oggi dopo più di un secolo affascinano tante persone.

La canzone originale “Starry, starry night” di Don McLean, è stata tradotta e riveduta in alcune differenti versioni, tra cui una di Francesco de Gregori incisa da Little Tony – di cui de Gregori sembra si sia pentito in seguito – e questa di Roberto Vecchioni che rimane per me, sempre, fonte di forte emozione .. “o andare via o rimanere via”

VvG_stanza (1) Resized(*) a me piace di più con l’accento, chi è curioso può cliccare QUI

Les pieds de Paris

ParisPieds5 ResizedUna scappata a Parigi, un breve week-end, lungo un attimo guardando l’orologio che scandisce la vita, lungo abbastanza, guardando il mio cuore che chiede il suo Tempo (e il suo Spazio) per mettere a posto i tasselli del mio mosaico. Lungo solo abbastanza perché domenica era una giornata talmente bella, talmente libera, talmente facile che andar via prima del tramonto è stata una fatica.ParisPieds1 Resized

Non era una domenica come tante, e non solo per il cielo azzurro come lo disegnerebbe un bambino, o per il sole che intiepidiva l’aria autunnale facendo sfilare a tutti il cappotto infilato il giorno prima, o per l’erba ancora umida dalla notte che accoglieva persone in cerca di pace con la baguette sotto al braccio pronte per un fugace pranzo all’aperto.

ParisPieds3 ResizedEra una domenica dedicata ai piedi: 27 Septembre, Paris sans voitures. Tutto il centro da les Champs Elyseés a la Bastille, da la Rive Gauche a la Droite, tutto il centro senza auto (o meglio, solo mezzi pubblici nelle vie principali e niente in quelle secondarie) e quindi tutti a piedi o in bici o in monopattino o (i più pigri, o i più curiosi) sui quei biruote elettrici col manico che sembrano un po’ degli aspirapolvere.

ParisPieds2 ResizedTra tutta la gente sorridente una sensazione di soddisfazione soffiava come una brezza, come se tutti si fossero riappropriati dei propri spazi, del proprio Tempo, dei propri sentieri; potersi fermare a guardare, o a pensare, tutte le volte che si vuole, godersi il viaggio lungo o breve che sia, scoprire i particolari che non si ha mai modo di vedere .. una sensazione di libertà.

Piedi che vanno, piedi che vengono, pedalano, si fermano, riposano, dormono, ballano, piedi scalzi, piedi tutti uguali e tutti diversi. E che fossero i piedi i protagonisti del week-end l’avevamo già capito il sabato sera, sotto uno dei soffitti più belli del mondo, disegnato e colorato da Chagall, dove ballerine e ballerini professionisti, che noi amiamo pensare danzino per loro e non per noi (per dirla come Nureyev), hanno liberato il loro movimento, dando vita ad una musica fatta del rumore dei passi sul palco che incredibilmente si sente tanto quanto la musica dell’orchestra.ParisPiedsChagall Resized

Coreografie di Robbins, Balanchine e Millepied (tanto per rimanere in tema) per Les Étoiles, Premiers Danseurs and Corps de Ballet de l’Opera de Paris e musiche di Muhly, Prokofiev e Tchaikovski per la Paris Opera Orchestra diretta da Maxime Pascal, con uno strepitoso violino solista, Frédéric Laroque

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QUI alcune altre foto dello spettacolo (foto ©Ann Ray/OnP)

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je suis Paris, je suis Charlie

Stephane “Charb” Charbonnier (vignettista e direttore); Georges Wolinski (vignettista); Jean “Cabu” Cabut (vignettista); Bernard “Tignous” Verlhac (vignettista); Philippe Honoré (vignettista); Bernard Maris (economista ed editorialista); Elsa Cayat (psicologa e giornalista); Michel Renaud (ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand); Mustapha Ourrad (correttore di bozze); Fréderic Boisseau (addetto alla portineria); Franck Brinsolaro (poliziotto); Ahmed Merabet (poliziotto)

Inorridisco che quasi non riesco a parlare.

E più ascolto, e più leggo e più vedo tutto e tutti allontanarsi in una deriva confusa dall’unico punto veramente importante di questa drammatica pagina dove le 12 persone qui sopra sono morte senza motivo. Perché il motivo non c’è, non c’è lo scontro di culture, non c’è la guerra di religione o la terza guerra mondiale .. c’è solo lo sfruttamento del fanatismo, alimentato da califfi improponibili e dagli interessi del mondo e della politica “occidentale” che in un modo o nell’altro devono convivere e usarsi a vicenda, per non affondare insieme.

Se rimango agganciato alle prime ore dopo la strage, come se fosse l’unico appiglio che ho per non andare alla deriva, vedo solo una cosa: creare l’odio dall’interno è la forma di manipolazione più meschina, vile e codarda.

Inorridisco, al pensiero che se quel poliziotto ferito e steso per terra non fosse stato di origini musulmane, forse il colpo di grazia (che cazzo di nome per una fucilata) non glielo avrebbero “concesso”. In questo ci vedo un segno ancora più profondo, ancora più chiaro, ancora più drammatico, preciso dettaglio per alimentare la paura.

Leggo da un giornale: “I due fratelli, Said e Cherif, sarebbero stati riconosciuti grazie alla carta d’identità ritrovata dalla polizia nella Citroen C3 abbandonata durante la fuga vicino alla porte de Pantin, a Parigi” … la carta d’identità? Non sapremo mai la verità, ma non è nella ricerca della verità che avremo risposte, è solo guardandoci negli occhi, senza perdere l’attenzione dal punto focale, che troveremo la nostra risposta: vogliono creare odio e paura, chiunque essi siano.

Non c’è molto da dire, c’è da condividere il dolore per le 12 persone lì sopra e dei loro amici e familiari, e non c’è da cercare un motivo religioso o di cultura, perché l’odio non è religione e non è cultura. Ma c’è molto da fare: bisogna fare uno sforzo emotivo gigantesco, sfoderare una forza di volontà determinata, deglutire l’odio e sputar fuori solo la rabbia, e NON andare alla deriva. Per rispetto delle 12 persone lì sopra, morte senza motivo.

a town, the Sea, boats and a school

IMG_9235 - Versione 2 ResizedThis is the time for some English text, trying to do my best to avoid odds mistakes, but I need to. I need because the source of it is in Newport (Rhode Island), pictures and inspiration are taken at IYRS, and I need because I’d like to dedicate these words not only to my town here, in order to give an inspiration to think out of the box, but also to people that make it, in Newport or anywhere in the World, supporting, maintaining and bringing culture and opportunity.

IMG_9234 ResizedYeah, because this matter is not just wood, saw, glue, nails and lot of sawdust; it’s not just a matter to create opportunity for a job or employment; it’s not just a school; it’s not just past history. It’s culture. And the culture is making the difference, the culture is helping the growth of humans or communities or a town. And the culture starts from a nail and a hammer, not from tons of words and titles.

IMG_9250 ResizedMy last visit in Newport on end of August was very short, I had just two days to spend and I did so much that I was more in rush than a normal working day! But it was worth to do, so much, and I came back home with some new lessons learnt, with some new knowledge, with some confirm: I grew up a bit. Among all these activities, I ended up into the IYRS building: too bad my time was very short so I could get just a brief introduction of what it is and a quick tour in the premise. Too quick, I would have probably stayed for hours if Brenda wasn’t chasing me around trying to do the right thing for that moment .. putting me on a train to NY.

IMG_9247 ResizedIYRS is a school, the beginning of description on their website is: “IYRS is a world-class experiential learning school in Rhode Island with a hands-on education model dedicated to teaching highly technical and deeply craft-oriented career skills. IYRS currently has three accredited schools, School of Composites Technology, School of Boatbuilding & Restoration and School of Marine Systems.” I was particularly appealed by the restoration area, but as I said, it is not just past history, is bringing up a culture around boatbuilding, from wood to modern composite tech.

IMG_9227 - Versione 2 ResizedFrom the “Coronet” project, a rebuilding/restoration of a 130 years old, 133 feet schooner, to smaller educational project, I had a walk into a very interesting world. It was Sunday morning, so no teacher and no students around, and the place was very quiet. The harmony between the salty New England breeze filtering through windows and the Coronet’s frames was something so beautiful and warm (also if the sky was a bit cloudy) that I could smelt old legends and tales, from any pieces of boat I was seeing around me.

IMG_9232 - Versione 2 ResizedI could probably talk for hours, or write hundreds and hundreds of lines, about a 30 minutes visit in a place that opened a door on a ocean-wide field, but I would condensate all my thinking just on a “couple” of comments, or questions:

“everyone from our area who likes, or love, or just interested in boatbuilding that will transit through Newport should go and visit IYRS”

“everyone from our area who works for the economic, cultural or educational growth, should purposely go and have a look, and get inspired”

“these are the kind of things that Imperia City delegates should learn when they go and visit our Sister City, Newport: this would mean a lot in term of making this twinning very helpful”

IMG_9238 - Versione 2 ResizedImperia lives on the Sea and with the Sea, but often is shy about it. Why, I did not understand yet, and I want stubbornly reject the idea that there are still hidden interests keeping everything in this limbo. What a dream, building a School instead “houses” to go out of it!

Thank you to all my friend in Newport, old and new, that made my visit there so nice and very informative.

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IMG_9252 Resized IMG_9251 Resized IMG_9249 Resized IMG_9248 Resized IMG_9246 Resized IMG_9236 Resized

non perdere il filo

Ho partecipato a una inaugurazione gqualche tempo fa. I tre monaci buddhisti che officiavano la benedizione hanno passato un filo che partiva dalle loro mani e passando per le mani di tutti i partecipanti tornava a loro. Il filo ad un certo punto attraversava un corridoio tra due gruppi di persone ed era u a terraced: mi ha colpito il fatto che chiunque passasse di lì faceva le contorsioni per passarci sotto, piuttosto che scavalcarlo. E’ una forma di rispetto, mi hanno detto: quel filo ocyugf la Vita ed i rapporti tra le persone, non bisogna mai prevaricare queste cose.monks Resized

Finita la benedizione sono tornato al lavoro. Un po’ diverso (io) da prima devo dire, come spesso mi succede quando mi confronto con altre persone e nuove esperienze. Per quelle strane combinazioni della Vita, la giornata era dedicata al tessuto, o meglio, ai telai: macchine infernali che faccio fatica a capire come funzionano. Non sono ingegnere e non ho neanche tanta passione per la meccanica, per cui un telaio mi è sempre sembrato un mostro rumoroso e basta. Ma quel giorno ero un po’ diverso dal solito.

Così mi sono fermato a parlare con la persona che nella nostra organizzazione sa come quando e perché si fa un filo, come va avvolto su una bobina, che strada deve fare dalla bobina al telaio, e perché dopo il telaio quel filo, insieme ai suoi compagni, è diventato un rotolo di tessuto. E’ una persona anziana, che prima o poi andrà in pensione, e che ha dedicato gran parte della sua vita a fare tessuto, tessuto speciale, quello che ha spinto migliaia e migliaia di barche a vela in giro per il mondo, quello che ha tagliato vittorioso migliaia e migliaia di linee d’arrivo. Tessuto che sopravvive nonostante il progresso che avanza e propone materiali e tecnologie sempre più all’avanguardia, dove i telai non esistono più.loom-closeup Resized

E mentirei se dicessi che non ho mai pensato che quell’uomo fosse un po’ superato. Ma appunto, quel giorno ero diverso, e mi sono fermato con lui. E gli ho chiesto di spiegarmi delle cose. E mentre me le spiegava, mi si è aperto un mondo davanti. Ho imparato molto poco quel giorno, non bastano certo 3 ore per ritenersi conoscitori di una materia, ma quel poco è sufficiente per imparane un altro pezzetto la volta dopo, e poi ancora. Ho ascoltato un uomo anziano spiegare delle cose un pochino antiquate con più entusiasmo di quando un giovane ingegnere mi racconta quanto carbonio ha dovuto usare per fare un cavo rivoluzionario (e credetemi, mi entusiasmo molto comunque con le novità).

Il motivo credo stia nel fatto che alla fine, se possiamo entusiasmarci per i prodigi delle nuove tecnologie, è perché qualcuno o qualcosa ci ha portato fino qui; e quel qualcuno o quel qualcosa, che si chiama esperienza, fa la differenza tra chi o cosa passa e va senza lasciare traccia, e chi o cosa invece resiste e progredisce nel tempo. E ho fatto un pensiero profondo, o meglio ho tirato fuori quello che penso sia in fondo al mio essere, l’esperienza nel lavoro è come l’esperienza nella Vita ed è come la memoria nella Storia: non bisogna mai metterla da parte.yarns  Resized

Non perdiamo il filo e soprattutto passiamoci sotto. Ma purtroppo non è quello che succede oggi dove la qualità del lavoro è sempre più bassa perché non conta più l’esperienza, ma solo una serie di fattori momentanei legati alla domanda e all’offerta, e dove la qualità della Vita e della convivenza continua a peggiorare perché i rapporti umani sono ormai condizionati da quelli economici, che per antonomasia se ne fregano di contorcersi per passare sotto al filo!

selene

Ho letto una notizia che mi ha lasciato perplesso.

“Why China is fixated on the Moon” .. già il titolo rende l’idea, visto che parla di una fissazione. Leggendolo approfonditamente, tra le varie elucubrazioni filosofico-scientifiche sull’importanza di un programma lunare, si arriva al nodo: cercare materie prime, minerali, metalli e altri materiali.

Mi è venuto il voltastomaco. C’è già chi pensa ad andare a rovinare qualcos’altro, dopo aver disintegrato questo pianeta. Invece di spendere soldi, mente, cervello, ingegno e idee per migliorare il nostro, si sceglie la strada avida e arida di depredare il vicino di casa. Questo non è progresso: il progresso è nell’imparare dai propri errori per fare meglio; il progresso è prima intellettuale, è combattere l’ignoranza, aumentare la conoscenza .. da quando l’evoluzione tecnologica ha rotto un sacco di muri e di barriere, per 10 persone che userebbero la tecnologia per uno scopo positivo, ce ne sono 100 che la utilizzerebbero per uno scopo negativo. Perché questo è quello che sta succedendo: dare un mitragliatore carico ad un bambino e mandarlo in un parco giochi ..

Luna ResizedE poi la Luna è parte integrante della nostra Vita, e non lo è solo romanticamente parlando. Ci sono popoli il cui giorno è scandito dalla Marea, più che dall’orologio; ci sono fasi biologiche che hanno un periodo uguale alle fasi lunari; ci sono calendari basati su quello; i contadini (tradizionali) seminano secondo la Luna; i cani abbaiano alla Luna; gli innamorati si baciano sotto la Luna; i marinai la possono usare per sapere dove si trovano, o semplicemente si fanno schiarire la notte .. Che fine farà tutto questo quando qualcuno inizierà a trapanarla, quando inizierà a cambiarle l’essenza, il magnetismo, il peso e la forma?

Vorrei continuare a camminare per il Parasio, guardando il mare argentato dalla Luna e vorrei che fosse così per sempre; vorrei navigare ancora nella Manica e vedere scogli che affiorano o porti che si svuotano mentre la marea scende; vorrei continuare ad andare in Sri Lanka e festeggiare il giorno di Poya come succede da millenni; vorrei continuare a rimanere a bocca aperta in uno di quei giorni che la Luna è così grande che ti sembra di arrivarci con una mano. Il pensiero che mentre sono innamorato sotto la Luna lassù ci sarà prima o poi una colonia di minatori schiavi che la prende a picconate mi da noia, tanta.

Selene and Endymion ResizedSelene aiutaci tu: sei figlia di un Titano, sorella del Sole  e dell’ Aurora, hai fatto innamorare Zeus, e Pan, Endimione e quasi tutti gli altri abitanti di questo mondo. Non farli atterrare, mandali via. Ormai ci rimani solo tu .. i “mono-Dio” moderni sono creati a nostra immagine e somiglianza, apposta per perdonarci tutte le idiozie che ci vengono in mente, ed è inutile appellarci a loro: sono come la Cancellieri, rispondono solo agli amici.

PS: Selene, se proprio non puoi respingerli, almeno mandagli quel tipo del “Cinese in coma”, sai la barzelletta di Verdone … “Suguy mojo aye”

Voltastomaco

SnajperUltimamente ho scritto poco, anzi non ho scritto, non so perché, ero un po’ stanco. Oggi mi sono svegliato col malumore, colpa di un libro che parla di guerra, ho fatto fatica a leggerlo, ieri sera mi veniva il voltastomaco. Non solo per le storie terribili raccontate tra quelle pagine, non solo per i segni che una guerra ti lascia addosso per decenni ..

ma per quello che vedo intorno a me:

gente ridicola incapace di gestire un torneo dell’Oratorio .. noi ce l’abbiamo al Governo e in Parlamento, e peggio ancora al Quirinale .. ridicola da far piangere così tanto che addirittura un comico dice delle cose più REALI è più sensate … Una farsa vergognosa nella quale tutti pensano solo a proteggere il proprio orticello ormai secco. Gente che non sa cos’è la fame, cos’è la disperazione .. gente che non sa cos’è la sopravvivenza, gente che non sa cos’è il mondo reale, quello di tutti i giorni .. gente che vive abbarbicata in una Italia virtuale creata da loro stessi convinti che sia quella vera. Gente che non vale niente, che nessuno vorrebbe né come amico né come vicino di casa.

E’ triste pensare che l’incapacità di cambiare o la non volontà di farlo ci lasci macerare in questo schifo; è triste svegliarsi e pensare che solo una guerra ci possa “salvare”: tutti quegli orrori che ti entrano dentro e piano piano ti cambiano, tutto quel dolore che porta le cose essenziali in superficie .. possibile che sia solo questa la ricetta? Possibile che non vi sia un modo oltre alla violenza per sbarazzarsi di questi aguzzini, di questi affamatori seriali, di questi raccontaballe cronici, e mettere in piedi un sistema dignitoso, un sistema normale?

Ma la violenza genera violenza, e questo gruppo di gentaglia che ci “guida” è subdolamente violento, una violenza silenziosa, quella che non lascia i segni, che non fa sanguinare, e che da lontano non te ne accorgi: è come il gas nervino, quello che se lo usa un Siriano gli mandiamo le bombe per punirlo … Ma a Noi, non ci viene a bombardare nessuno?

ri-tratto

al Parasio, ri-tratto da “Ritorno”, pubblicato su iLiguria tempo fa.

S.Peter ResizedChe io sia un Viaggiatore, in tutti i sensi lo si possa intendere, è un dato di fatto. La storia delle mie Scarpe, nota a chi mi conosce attraverso Facebook, racconta di ore volate, di chilometri camminati, di scalini faticosamente affrontati e sconfitti, di pedali (della macchina, non fraintendetemi) schiacciati e di miglia navigate, rigorosamente a vela. Che sia chiaro, non sono un Bear Grylls, anzi .. l’avventura mi piace ma se termina con una bella doccia ed un letto accogliente! Non ho mai capito cos’è che mi spinge al movimento, a parte ricondurlo alla genetica della nonna Lucia che non riuscì a stare ferma neanche a 90 anni; ma non cerco neanche di capirlo, in fondo non credo che cambierebbe le cose: mi piace andare in giro per il Mondo, quando posso.

SONY DSCSembra quasi che io abbia la necessità di scappare. Forse è vero, ma c’è un dettaglio fondamentale: torno sempre, e torno sempre volentieri. Sono nato a Imperia e la mia casa è sempre stata in Liguria, il lavoro che mi sono scelto e lentamente costruito mi porta a fare il pendolare, ma la Casa è qui. La voglia di tornare è un segnale fondamentale: viaggio per piacere o per lavoro, mi sono allontanato dalle cose, ho sfogato l’energia repressa col movimento … ma non sono scappato mai dai luoghi, e quindi, torno. Non è il posto più bello del Mondo in cui Vivere, potrebbe esserlo ma non lo è, e non è propriamente una radice che mi riporta qui tutte le volte, ma è la particolarità di certi dettagli, quasi sconosciuti, l’unicità di certi scorci, quasi sconosciuti … forse è proprio questo “sconosciuto” che mi piace, l’idea di conoscere qualcosa che altri non sanno vedere o apprezzare. Un po’ egoistico, ma è comunque un piccolo tesoro.

SONY DSCE nelle mie umane contraddizioni, torno anche per la speranza di poter fare qualcosa, o almeno di poter vedere questo posto diventare quello che si merita, il posto più bello del mondo in cui Vivere .. tralasciare quell’egoismo di due righe più sopra, e aprire il mio tesoro al mondo. Questi luoghi sono unici. Come molti altri luoghi del mondo del resto, anche se non tutti: dobbiamo riconoscerlo, la Liguria è un bellissimo posto.

parasio7Svegliarsi una mattina d’inverno qui su al Parasio e uscire sul terrazzo per stendere le Scarpe dopo un meritato lavaggio, e vedere San Pietro illuminata dal Sole ergersi tra quindici tetti tutti diseguali fa sempre un certo effetto (questo l’ho scritto in una splendida mattina d’inverno .. non in una nordica giornata di questa non-primavera 2013). L’avrò già visto 100 volte così, eppure trovo sempre qualcosa di diverso, sarà la luce, sarà il vento, saranno queste case antiche che hanno sempre bisogno di un tapullo (riparazione, in gergo locale), saranno le stagioni che si avvicendano e che cambiano i colori di un piccolo giardino incastonato tra le case sul quale si affaccia il terrazzo .. o saranno solo i miei occhi curiosi, certo è che il panorama non stanca mai.

SONY DSCBasta tornare la sera a ritirare le Scarpe e vedere San Pietro argentata dalla Luna su un mare di tetti neri e di nuovo fermarsi ad osservarla per un attimo. Oppure uscire dalla porticina laterale del palazzo (palazzo vuol dire una costruzione a 4 piani del 1750, con la scala di ardesia in alcuni punti ancora originale … che potrebbe essere un vero gioiello se solo gli abitanti lo volessero) e trovarsi sotto la scala della chiesa in un piccolo piazzale circondato da un muretto di pietra da cui si vede solo mare, Borgo Prino e tutta la costa fino a S.Lorenzo.

SONY DSCE poi perdersi sotto le Logge di Santa Chiara, perdersi non fisicamente, non è possibile. Perdersi a guardare un giardino lì sotto, o il Mare che inizia a spandersi tutto attorno al promontorio, questo Mare che ha infatuato tante persone, che le ha rese viaggiatrici, che le ha portate via, che le ha riportate a casa .. il Mare che modella ancora le nostre anime, un po’ asciugate dal Maestrale, un po’ salate dal Libeccio che porta l’acqua fino quassù, un po’ aguzze come la Galeazza, ma lisce come i sassi delle spiagge arrotolati dalle onde per chi ha voglia di avvicinarci.

SONY DSCVivere in un posto non è certamente la stessa cosa che visitarlo, le aspettative sono molto diverse e la criticità anche: ma di criticità, costruttiva, ne abbiamo tanto bisogno per sganciare un po’ questi luoghi incantevoli dallo stereotipo della “torta di riso”, che di sicuro imperversa e spaventa. Una delle cose che ho imparato viaggiando è che dai posti che si visitano bisogna prendere quello che possono dare, ma quello che possono dare bisogna esigerlo, bisogna cercarlo. Dal Parasio non possiamo esigere comodità, parcheggi, viali larghi ed alberati o grandi ristoranti, ma dal Parasio ci possiamo aspettare delle viste mozzafiato, degli scorci antichi, delle case ricche di storia, silenzio, archi e scalinate di pietra, vicoli che conducono fino giù al Mare; posto ideale per una bella passeggiata in una giornata di Sole o una sera di Luna piena, per un libro ed una panchina, per un bacio senza fretta. E magari, col tempo, un ristorantino vista mare o un aperitivo musicale! Vedremo, gli Imperiesi sono un po’ pigri: forse perché vivendo in un bel posto viaggiano poco e si confrontano poco, ma qualcosa già si muove.

Da qualche giorno ho disfatto la valigia, dopo un ennesimo ritorno. Aspettando il prossimo movimento.

PS: pictures here are by © Paola Faravelli and by © Mari

il “mio” spettacolo cosmico

cosmicoHo incontrato una compagnia di musicanti, cantanti, attori ed acrobati .. quasi per caso, in una sera di stelle ed aria pungente, dopo un diluvio; sono partito per vederli recitare, ma il tempo bizzarro di questo ferragosto li ha resi tutti temporaneamente disoccupati.

E così, con due chitarre ed un po’ di corde vocali sullo sfondo, ho visto lo spettacolo da un angolo che pochi hanno potuto vedere: non ho visto i costumi e non ho ascoltato le musiche, non ho visto i colori e non ho sentito gli odori dei vicoli, non ho conosciuto le parti recitate, se non raccontate a sprazzi dai Miei Mari, e non ho viaggiato in quel Cosmo con questa Compagnia …

… ma ho visto un Pesci suonare con Passione ed un Cancro cantare con Occhi scintillanti, ho visto la Bilancia giocare e Divertirsi ed un Scorpione cantare e Ridere di gusto, ho visto un Lion che sottovoce ha insegnato di Re Artù ed un Acquario un po’ diluito nel Vino, ho visto il Capricorno tenere a bada la Compagnia avvolto dalla voce della sua compagna di Segno, ed un Toro apparire e sparire Velocemente .. mentre una Vergine sorridente acchiappava uno sguardo da Tutti! Non ho conosciuto Gemelli Ariete e Sagittario .. saranno stati a cantare le loro passioni con altri Amici, con altri spettatori.

Bravi ragazzi, complimenti a tutti e grazie per lo spettacolo speciale che mi avete regalato!