opera (d’Arte)

IMG_4594 ResizedTorino, in un week-end di maggio. C’era Juve-Milan, sì, è vero, ma il calcio non mi interessa tanto, anzi quasi nulla. Però quello che ho sentito al Regio (Teatro Regio Torino) durante la rappresentazione della “Lucia di Lammermoor” (opera in tre atti di Gaetano Donizetti) è stato simile ad un boato di folla che esulta quando il calciatore esegue un’azione perfetta e giunge al goal lasciando tutti di stucco (credo che funzioni così, io allo stadio non vado mai). Per usare un’altra metafora, per tutti coloro che allo stadio, come me, non ci vanno, è stato come arrivare a un orgasmo.

lucia torino 4 ResizedNella scena della pazzia, Diana Damrau ci ha portato con Lucia, dentro a Lucia e siamo impazziti tutti insieme, lei sul palco, noi (Mari e io .. e tutti gli altri che hanno riempito il teatro) dall’altra parte. Non siamo neanche riusciti a permetterle di suicidarsi “in pace”: c’è stato un momento di dramma così intenso che è bastato un suo gesto liberatorio e una pausa che il teatro è letteralmente esploso, applaudendo ed esultando così a lungo che ha dovuto aspettare e aspettare prima di riprendere, e poter portare Lucia a morire tra i suoi tormenti.

lucia torino x ResizedMa non c’è stata solo lei: credo sia stata la cosa che più mi ha colpito di questa rappresentazione, la Damrau non ha rubato la scena a nessuno, nonostante la sua caratura, nessuno, appunto, è passato in secondo piano, portando lo spettacolo ad un livello molto alto: il tenore Piero Pretti (Edgardo), il baritono Gabriele Viviani (lord Ashton), il basso Nicolas Testé (Raimondo Bidebent), l’Orchesta (diretta da Gianandrea Noseda) e il Coro (Maestro Carlo Fenoglio), i costumi e la scenografia, la regia di Damiano Michieletto, tutti alla fine hanno ricevuto minuti e minuti di applausi, anche la bellissima fantasma che ha accompagnato Lucia fino alla fine.

FlowerHat2E’ Arte:

saper emozionare il “pubblico” e coinvolgerlo in quel viaggio che porti fino là (dove siamo finiti ieri) come è Arte fare delle tagliatelle a mano, senza applausi o protagonisti, per riunire qualche amico attorno a un tavolo;

costruire un duetto tra una cantante e il musicista che suona dei bicchieri invece dell’arpa come è Arte quando, senza bicchieri e senza cantanti, ci si emoziona con le parole e con un bacio, e si cade innamorati;

sorprendere con una regia o una scenografia inaspettata, che lentamente ti porta fuori dallo schema “normale” ma dentro a un mondo di fantasia dove tutto ha però più senso come è Arte fare un cappello di carta e fiori freschi da indossare come si indossa la Primavera.

Alcune informazioni sullo spettacolo QUI